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Abel Wakaam

 

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Non si tratta di imprese impossibili, ma semplicemente di passeggiate senza particolari difficoltà tecniche, adatte a tutti coloro che vogliono passare un giorno di relax, lontano dall'inquinamento e dal rumore delle grandi città.

Se invece avete consigli da darci, oppure volete semplicemente segnalarci un percorso particolarmente bello, saremo felici di effettuare un sopraluogo per verificare se può essere aggiunto in questo archivio. Contatti Scrivi al Team

Differenze tra Alpinismo e Arrampicata

Prima di parlare delle differenze tra alpinismo e arrampicata occorre chiarire cosa si intende coi due termini. Per alpinismo si intende salire su una montagna attraverso gli ostacoli che questo comporta. Per arrampicata si intende la salita su roccia che avviene su piccole pareti che non necessariamente portano ad una cima. Alpinismo e arrampicata nel gesto sono uguali, ma molto diversi per sicurezza, ambiente, movenze e gestualità, conseguenze di un volo, difficoltà, lunghezza, psicologia.

Nell'arrampicata, ogni uno o due metri di parete si trova già infisso uno spit, che è un chiodo particolare, tipo i tasselli fisher che si usano in casa per attaccare gli scaffali al muro, ovviamente di forma diversa e dimensionato per reggere questo tipo di sforzo. Vengono messi normalmente in fori fatti col trapano ed in molti casi viene aggiunto del mastice per aumentarne la tenuta. Se messi bene sono da ritenere sicuri, e certamente più sicuri dei chiodi normali da roccia che vengono inseriti in loco a martellate nelle fessure o buchi naturali del substrato.

In montagna, salvo particolari eccezioni, si trovano solo chiodi da roccia tradizionali dei quali non si può mai conoscere la reale tenuta e sono disposti a distanze varie, anche molto grandi, così come sono stati piantati dai primi salitori. La ragione della minor presenza di chiodi non è per una vena masochistica, ma per il fatto che i chiodi tradizionali si possono infiggere solo se esistono le fessure adatte. Al giorno d'oggi esistono fortunatamente altri sistemi di protezione che consentono di integrare la mancanza o la rarità degli appigli, ma che presuppongono un'adeguata esperienza.

In montagna, in caso di tempo incerto, è consigliabile non attaccare mai la via e, anche se si parte col bel tempo, non si è sicuri che ci accompagni fino alla fine della ascensione. In caso di maltempo, la temperatura può scendere di molti gradi e i fenomeni atmosferici possono diventare più rilevanti, imponendo a volte di trovare un riparo per non incorrere in una discesa in condizioni pericolose. Ricordate che la roccia bagnata innalza il grado di difficoltà intrinsico e il freddo crea agli arti una minore mobilità e tenuta.

In falesia sono permessi lanci, passi azzardati e passaggi "al buio" in quanto, se vanno male, la vicinanza dei chiodi non crea una caduta traumatica. In montagna non è salutare effettuare lanci e, prima di muoversi da un passaggio all'altro, occorre avere già ben chiaro come eseguire il passo successivo. Occorre inoltre avere anche la capacità di retrocedere e spesso è più difficile scendere che salire.

La direzione di arrampicata in falesia è elementare perché basta seguire gli spit. In montagna occorre guardare sempre in alto e più lontano del passaggio successivo per acquisire una capacità di valutazione visuale che permette di scegliere il percorso più semplice da seguire per evitare mettersi in situazioni compicate.

In falesia normalmente la lunghezza delle vie è di 20 o 30 metri e chi le affronta può dare tutto quello che ha come fa un centometrista. In montagna si parla di lunghezze ben diverse ed occorre dosare le forze in proporzione. Occorre quindi tenere presente che la lunghezza della via, che spesso non è uguale al dislivello, ha una influenza oltre che sulla forza fisica anche su quella mentale. Per fare una via occorre allenarsi progressivamente su percorsi più corti fino a raggiungere la resistenza necessaria alla sua lunghezza. Tenete comunque presente che escursioni fino a 400 metri di dislivello sono alla portata di buoni alpinisti, mentre quelle tra i 400 e 600 metri sono alla portata solo di ottimi alpinisti. La fatica di una arrampicata è la somma della fatica fisica impiegata per i movimenti e quella mentale e nervosa che si impiega per comandare i movimenti e che si consuma per ansia, paure dovute al rischio, a squilibri nei passaggi. Il sopraggiungere di questa stato di fatica, a via non conclusa, è molto pericoloso poerché appanna i riflessi e l'attenzione e crea uno stato di torpore che allontana dalla realtà. E' necessario rimanere sempre lucidi perchè spesso l'escursione non è finita una volta raggiunta la vetta e ci sono percorsi che in discesa sono altrettanto impegnativi. Non sono infrequenti i casi di incidenti in fase di discesa per la troppa fatica e mancanza di riflessi e attenzione.

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